Vai al contenuto principale

Chi fa da sé ricarica meglio l’auto elettrica?

I Tesla Supercharger fanno scuola e molte Case si muovono (da sole o in partnership) per le colonnine delle auto elettriche: ecco i piani

Ricarica auto elettrica
Foto di: Shutterstock

Invisa a molti automobilisti dopo la “discesa in campo” del ceo Elon Musk, l’americana Tesla rimane la pioniera dell’auto elettrica. Non solo per aver creduto nelle vetture a batterie in tempi non sospetti, ma anche per essere stata il primo costruttore a creare una propria rete di ricarica.

I Tesla Supercharger sono oggi conosciuti grazie alla loro potenza e, soprattutto, grazie alla loro presenza in quasi tutte le strade del mondo, risolvendo alcuni problemi storici dell’auto elettrica: insufficienza di colonnine di ricarica pubbliche, esperienze non sempre piacevoli e una miriade di operatori ai quali abbonarsi che lascia gli automobilisti in confusione.

Sono infatti più di 60.000 i Supercharger alle varie latitudini del pianeta. La Casa texana sta facendo scuola e oggi sono diversi i costruttori che provano a realizzare una rete di ricarica proprietaria. Ultima in ordine di tempo è la francese Renault.

Renault tra Francia e Italia

Attraverso la controllata Mobilize, la Losanga ha lanciato a marzo la rete Fast Charge, con 25 stazioni in Francia e l’obiettivo di arrivare a 650 entro la fine del 2028. E non solo in patria, ma anche Italia, Belgio e Spagna.

Mobilize (Renault) acquisisce parte di Free To X (Aspi)

Una Renault 5 ricarica alle colonnine Free To X

Foto di: Renault

I punti di ricarica erogano potenze fino a 320 kW, “consentendo – scrive la società – di recuperare fino a 400 km in soli 15 minuti”. Presenti anche la funzione Plug & Charge (che avvia il rifornimento semplicemente collegando il veicolo al cavo) e un’area lounge per ingannare il tempo.

Da noi, intanto, i transalpini hanno acquisito parte di Free To X (società controllata dal gruppo Autostrade) e messo le mani sugli oltre 100 hub lungo la grande viabilità, distribuiti a una media di 50 chilometri l’uno dall’altro. Contano colonnine con potenze fino a 400 kW, alimentate da energia rinnovabile al 100%.

I modelli cinesi

Al di fuori di Tesla, solo i cinesi di Nio possono vantare una rete di ricarica diffusa, con stazioni in patria (dedicate anche e principalmente al battery swap) e alcuni Paesi europei, precisamente Germania, Olanda e Norvegia. Sempre dalla Cina, ma con numeri ridotti, arriva BYD, che nel 2022 ha stretto una partnership con Shell Recharge per gestire migliaia di colonnine insieme.

NIO Battery Swap

Dentro una Battery Swap Station di Nio

BYD con Shell Recharge

BYD si appoggia invece a Shell Recharge

La ricarica in Europa

E in Europa? Oltre a quello Renault, si segnala il caso degli Audi Charging Hub. Inaugurati nel 2022, sono stazioni con High Power Charger (HPC) da 320 kW, per un pieno (5-80%) alla batteria in 23 minuti. Nell’attesa, ci si può rilassare nell’area lounge da 150 metri quadrati.

Sempre nel Vecchio Continente si segnalano realtà come Ionity e Atlante. La prima è un consorzio paneuropeo che – nel momento in cui scriviamo – conta 5.071 punti di ricarica (tendenzialmente fast e ultrafast) installati in 754 hub sparsi in 24 Paesi. Ne fanno parte BMW, Ford, Hyundai, Kia, Mercedes, Volkswagen, Audi e Porsche.

Ricarica in autostrada con Free To X e Ionity

Ionity è il più grande consorzio europeo per la ricarica

Foto di: InsideEVs
Ricarica Atlante

L’italiana Stellantis è membro di Atlante

Foto di: Stellantis

Il secondo – più vicino a noi italiani – nasce dalla collaborazione fra Stellantis, NHOA e Free2move eSolutions. L’obiettivo è creare il più grande network di ricarica nel Sud Europa: dal Portogallo all’Italia, passando per Spagna e Francia.

C’è poi Spark, frutto proprio dell’unione fra Ionity, Atlante e altre due big del settore: la francese Electra e l’olandese Fastned. Il risultato sono 1.700 stazioni – per un totale di 11.000 punti di ricarica – in 25 Paesi europei.

Cosa succede in America

Spostandoci dal Vecchio al Nuovo Continente, ecco un altro consorzio: si chiama Ionna e riunisce Stellantis, BMW, General Motors, Kia, Honda, Hyundai, Mercedes e Toyota. L’alleanza punta a fare concorrenza a Tesla con 30.000 stazioni nel 2030, comprese le prime 6 inaugurate a febbraio.

tesla supercharger

La presa per la ricarica di un Tesla Supercharger

Mercedes Charging Hub

Ecco come si presenta il Mercedes-Benz Charging Hub

La stessa Mercedes ha lanciato delle proprie colonnine (da 400 kW) in America a metà novembre 2023. Dopo neanche due settimane, ecco i primi Mercedes-Benz Charging Hub in Europa. Il target finale è di 2.000 stazioni con 10.000 colonnine da 300 kW entro il 2030.

Partnership e operazioni in stile Tesla Supercharger basteranno per sopperire all’insufficienza di ricariche pubbliche?