Accelerare e frenare all'improvviso allunga la vita delle batterie
Uno studio americano dimostra che impulsi rapidi combattono il degrado delle celle per auto elettriche
Generalmente, l’auto elettrica ha molti cavalli e accelerazioni brucianti. Tanto che, a volte, resta difficile resistere alla tentazione di una partenza sprint quando scatta il verde. Beh, nei limiti del buon senso, non c’è motivo di non concedersi qualche scatto al semaforo. Anzi.
Un recente studio condotto dalla società di ricerca Nature Energy ha dimostrato che le batterie delle auto elettriche durano più a lungo quando le celle che le compongono sono sottoposte a impulsi improvvisi, cioè quando devono rilasciare energia velocemente. Viene da pensare: tutto il contrario di quello che accade con un motore termico, dove per preservare meglio gli organi meccanici, si dovrebbe preferire una guida fluida e senza scossoni.
Trattare "male" la batteria regala 300.000 km
I risultati della società americana sono in un certo senso strabilianti. Rispetto a una batteria sottoposta solamente a una guida “simulativa”, che si attiene rigidamente a quanto richiesto dai cicli omologativi sui consumi come il nostro WLTP, una batteria impiegata nel mondo reale, dove per forza di cose accelerazioni e frenate si alternano con meno regolarità e progressività, ha una vita utile più lunga di addirittura il 38%.
La Tesla Model S Plaid di Unplugged Performance
Significa, in media, poter percorrere 300.000 km in più rispetto a quanto immaginato. Avete letto bene: 300.000 km in più. Una distanza che difficilmente viene percorsa da un’auto nella sua intera vita. In altri termini, in futuro potrà accadere che le auto elettriche saranno rottamate e riciclate nonostante le batterie che le alimentano siano ancora in buone condizioni.
La forza dell'imprevedibile
La ricerca di Nature Energy ha analizzato in particolare gli effetti di quei microcicli di carica e scarica che si hanno durante la guida di tutti i giorni, in cui si solleva il piede istintivamente al presentarsi improvviso di un ostacolo (innescando la frenata rigenerativa) e si ripreme sull’acceleratore in modo disordinato e casuale in base alle condizioni che si parano davanti al conducente.
Ecco, queste brevi pause e queste richieste di potenza, alternandosi continuamente ma in modo confuso e imprevedibile, riducono i fattori di stress della batteria, consentono una migliore gestione termica all’interno delle celle e, soprattutto, mantengono più stabile e solida la struttura di rivestimento al litio dei catodi.
Dallo studio si evince anche che ricaricare spesso la batteria fino al 100% non fa bene. Come non fa bene tenerla molto scarica per lunghi periodi. Ma questo già si sapeva.
Fotogallery: Ford Mustang Mach-E 1400 (2020)
Consigliati per te
Smontano la BYD Blade Battery 2 per 8 ore: non prende fuoco mai
Arrivano due nuove microcar elettriche in Italia
Ecco la batteria agli ioni di sodio per Volkswagen Cina
I tre problemi dell'auto elettrica secondo gli automobilisti
Questa batteria allo stato solido funziona anche se viene tagliata
La piccola elettrica economica di Ford nascerà grazie a... Renault
L'autonomia residua di una BYD Seal dopo 50.000 km