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Perché la ricarica in 5 minuti di BYD è la tecnologia auto del 2025
Mentre l’Occidente rallenta la corsa all’auto elettrica, in Cina c’è chi corre e rende possibile ciò che sembra impossibile

Foto di: Ralph Hermens

Di: Patrick George
Tradotto da: Ezio Notte
28 dic 2025 alle 07:00
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Se ci si limitasse a leggere i titoli, si potrebbe pensare che il 2025 sia stato l’anno del naufragio dell’auto elettrica. Solo in queste ultime due settimana, Ford ha cancellato l’F-150 Lightning elettrico e annunciato una ritirata su altri piani EV; molti altri modelli sono stati eliminati o rinviati e, soprattutto, l’Unione europea non bandirà più i motori a combustione interna dalle concessionarie nel 2035.
Così, improvvisamente, dirigenti dell’auto che, fino a poco tempo fa, promettevano un futuro totalmente elettrico tornano a parlare di “libertà di scelta del consumatore”.
Ma dietro i titoli si sviluppano due storie importanti. La prima è che la nuova generazione di auto elettriche in arrivo dal 2026 in poi appare molto più promettente rispetto a quanto visto finora. Molti costruttori continuano infatti a investire in ricerca e sviluppo per realizzare modelli migliori e più economici.
La seconda è che le stesse Case, probabilmente, non hanno scelta, perché anche al loro meglio stanno ancora inseguendo i costruttori cinesi. Uno in particolare, BYD, ha sviluppato una tecnologia di ricarica così veloce da pareggiare quasi i tempi di rifornimento di benzina. E sta per portarla in Europa.
Per questi altri e altri motivi, la Flash Charging di BYD vince il Technology of the Year di InsideEVs US, premio dedicato ai veicoli elettrici e alle tecnologie che stanno aprendo la strada alla transizione verso l’energia pulita.
Per quanto mi riguarda – scrive Patrick George, direttore di InsideEVs US e autore dell’articolo –, credo di essere stato il primo giornalista occidentale a vedere e provare la Flash Charging di BYD, durante un viaggio a Pechino all’inizio dell’anno. Sono andato nella capitale cinese apposta dopo il Salone di Shanghai. A mesi di distanza, è ancora qualcosa a cui penso spesso.
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La storia di BYD viene spesso raccontata attraverso la lente della sua crescita esplosiva in Cina e nei mercati esteri come America Latina, Europa e Giappone. Quello che talvolta passa in secondo piano è quanto questa azienda sia tecnologicamente avanzata e verticalmente integrata: un gruppo che ha iniziato producendo batterie per telefoni Motorola e Nokia, per poi entrare nel settore automobilistico. Per quasi tutti gli altri costruttori, prima sono venute le auto e solo dopo la tecnologia. Per BYD è stato l’opposto.
Questo approccio si riflette chiaramente nella strategia sulla ricarica ultraveloce. Alcuni dei più recenti modelli elettrici BYD possono passare da una batteria quasi scarica a oltre il 50% in meno di 5 minuti, con potenze fino a 1.000 kW (ovvero 1 megawatt). È il doppio rispetto alle colonnine DC più rapide oggi disponibili in Stati Uniti ed Europa.
Il tutto è reso possibile dalla nuova Super e-Platform, che integra un’architettura elettrica a 1.000 volt, una gamma completamente riprogettata di motori elettrici e inverter, un nuovo modo di progettare e raffreddare colonnine e connettori e persino una rivisitazione dei sistemi di climatizzazione dei veicoli. La piattaforma utilizza una batteria LFP (litio-ferro-fosfato) profondamente evoluta, progettata per sopportare ricariche così intense senza compromettere la durata nel tempo.
Non si tratta semplicemente di ricarica rapida, ma di una riprogettazione completa di ciò che la ricarica elettrica può essere. Tutto sviluppato internamente da BYD, senza la forte dipendenza da fornitori esterni tipica dei costruttori occidentali e di altri marchi asiatici. La Casa di Shenzhen ha costruito autonomamente l’intera filiera tecnologica.
È questo il livello di concorrenza con cui devono confrontarsi i costruttori che oggi rallentano sull’elettrico.
Le principali barriere all’adozione degli EV restano l’ansia da autonomia e da ricarica: secondo i detrattori, le auto elettriche non vanno abbastanza lontano e, quando devono ricaricare, impiegano troppo tempo rispetto a un pieno di carburante.

BYD Han L, Tang L e Ricarica Megawatt
Foto di: Patrick George
Le auto BYD sono già competitive in termini di autonomia. Ma con la ricarica a megawatt hanno preso di petto anche il secondo problema. Fin dall’inizio l’obiettivo era chiaro: “Vogliamo che il tempo di ricarica delle auto elettriche sia paragonabile a quello del rifornimento di un’auto a benzina, raggiungendo una vera ‘parità di velocità’ tra elettricità e carburante”, spiegò allora un portavoce dell’azienda.
Per ora, in Cina, solo due modelli possono sfruttare appieno la ricarica Flash — ed entrambi sono BYD. Ma altri arriveranno presto. E la tecnologia di ricarica sta già espandendosi nei territori simbolo di Volkswagen e Porsche. È nata in Cina, ma non resterà confinata lì. Quando il marchio premium Denza debutterà in Europa nel 2026, potrà beneficiare di questa tecnologia.
Certo, la richiesta energetica è elevata, anche se sistemi di accumulo a batteria verranno utilizzati per ridurre l’impatto sulle reti elettriche. E per ora la tecnologia è limitata a pochi modelli. Ma altri marchi stanno cercando di avvicinarsi a queste potenze di ricarica, come Zeekr e forse anche Mercedes.
Resta il fatto che BYD è arrivata per prima. Ha dimostrato cosa è possibile fare e ha mostrato al mondo l’enorme potenziale dell’elettrico. È al tempo stesso una svolta epocale e un chiaro avvertimento per chi tenta di rallentare il cambiamento, proponendo tecnologie del XX secolo come soluzione per il futuro.
Il guanto di sfida è stato lanciato. Chi lo raccoglierà?
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