Le associazioni ambientaliste chiedono al premier di appoggiare la Commissione Ue per fissare lo stop alla vendita delle auto termiche

Manca una settimana alla presentazione di “Fit for 55”, il pacchetto di riforme pensato dalla Commissione Ue per ridurre le emissioni di CO2 nell’Unione europea. Tra le 13 proposte, ci potrebbe essere anche lo stop alla vendita di auto diesel e benzina dopo il 2035.

Una misura che, ovviamente, piace agli ambientalisti di tutto il Vecchio Continente. A cominciare da quelli italiani, che oggi hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio, Mario Draghi, per chiedere al Governo di appoggiare la scelta e mettere una data di scadenza alle vetture endotermiche. Una data più vicina di quella su cui sta lavorando già il Governo.

Troppa CO2 da trasporti

Promossa da Kyoto Club e Transport & Environment, col supporto di WWF, Legambiente e Cittadini per l’Aria, la lettera chiede anche di fissare alcuni obiettivi intermedi per il 2027, come già fatto nelle scorse settimane a livello Ue dalla stessa T&E.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Il settore dei trasporti, spiegano i firmatari, “è responsabile di quasi un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione”. E le cose vanno piuttosto male in Italia, dove circolano 655 auto ogni 1.000 abitanti e dove “l’80% delle 108 milioni di tonnellate di CO2 provengono dal trasporto stradale e in particolar modo dalle auto, che rappresentano circa metà delle emissioni dell’intero settore dei trasporti”.

“La scadenza al 2040 proposta dal Ministro Giovannini – continua la lettera – rischia di mettere a repentaglio l’intera ambizione climatica europea e gli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni”. Gli esempi da seguire sarebbero invece quelli di “altri Stati, come i Paesi Bassi, la Svezia, l’Inghilterra o la Germania, che hanno deciso di raggiungere questo obiettivo 10 anni prima, nel 2030”. Aspettare altri 19 anni, invece, “avrebbe come unico effetto quello di relegare definitivamente l’industria automotive italiana in fondo al gruppo dell’industria europea”.

Per i lavoratori

Insomma, com’è noto, di mezzo non c’è "solo" una questione ambientale, ma anche la programmazione del settore. Lo dice a chiare lettere Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club: “La risposta appropriata è dare un chiaro segnale sulla data di fine vendita, così da pianificare al meglio la transizione, riconvertire l’industria e la forza lavoro e sostenere da subito i settori occupazionali più colpiti”.

Volkswagen plant Wolfsburg

Julia Poliscanova, senior director eMobility di T&E, ha aggiunto che “sia le maggiori economie mondiali, come il Regno Unito e il Canada, sia la più grande casa automobilistica europea Volkswagen vogliono vendere il 100% di auto elettriche a zero emissioni entro il 2035”. L’Italia dovrebbe quindi “sostenere questo impegno concordato in tutta Europa in modo che tutti i Paesi e tutte le case automobilistiche facciano parte della transizione verso la mobilità a zero emissioni e si preparino in tempo”.

La lettera inviata a Draghi