Si torna a discutere di accise sulla ricarica dell’auto elettrica. Era stato Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze, il primo esponente del Governo ad accennare la possibilità di tassare i pieni di energia alle vetture a batteria, per compensare il minor consumo di benzina e diesel nei prossimi anni.

“Pensate all’effetto che l’elettrificazione avrà sullo spostamento delle accise del carburante alle nuove forme di alimentazione”, le parole pronunciate all’Automotive Dealer Day di maggio.

“Non si tratterà solo di una riduzione del gettito, ma di una sua traslazione. Il Mef ha già iniziato a lavorare, anche in considerazione dell’aggiornamento della normativa europea sulla tassazione dei prodotti energetici”.

Tradotto: l’Esecutivo non esclude di spostare le attuali tasse sulle future ricariche dell’auto elettrica (ipotesi peraltro esclusa nel 2021 dall’allora ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani). Ma adesso è l’Unem (Unione energie per la mobilità) a servire un assist finanziario alla valutazione della misura.

Buco da quasi 4 miliardi

Lo fa attraverso il presidente Gianni Murano, che – come riporta l’Ansa – parla all’assemblea annuale dell’associazione per presentare la Relazione 2024 sui prodotti petroliferi: “Con 4 milioni di auto elettriche in Italia nel 2030 verrebbero a mancare 1 milione di tonnellate di carburanti e circa 3,8 miliardi di introiti dalle accise”.

Ricarica pubblica fast

Auto elettrica in carica

Così, a prescindere dalla fattibilità delle previsioni sul parco circolante (messe nero su bianco nel Pniec), sembra difficile che il Governo ignori l’allarme, soprattutto alla luce di quanto dichiara Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, presente all’incontro per ribadire i suoi dubbi sul bando a benzina e diesel in Europa nel 2035.

“Lo stop ai motori endotermici previsto dal regolamento europeo non convince e l’utilizzo dei biocarburanti, di cui l’Italia è grande produttrice, può essere molto più diffuso”.

Resterebbe l’alternativa di tassare proprio i biofuel per compensare le mancate accise da benzina e diesel, ma rimangono gli interrogativi sia sulla sostenibilità dei biocarburanti, sia sulla retromarcia dell’Unione europea nella transizione della mobilità. Insomma, nuove tasse sulle ricariche non suonano più come una blasfemia.

Arrivano le colonnine dai benzinai

A proposito poi di carburanti e auto elettriche, all’assemblea dell’Unem è presente anche Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, che ricorda l’arrivo dai benzinai delle colonnine del Pnrr.

“Presenteremo in Consiglio dei ministri un disegno di legge per il riordino del settore dei carburanti. L’obiettivo è arrivare a una legge organica, che contrasti le criticità nella distribuzione e razionalizzi la materia intervenendo su alcuni aspetti fondamentali.

Affronterà la regolamentazione delle autorizzazioni alla distribuzione, la disciplina dei rapporti contrattuali per la gestione degli impianti e la riconversione della rete sulle reti urbane ed extraurbane, con incentivi per la dismissione degli impianti e l’introduzione delle stazioni di ricarica e biocarburanti”.

 

Danni all’ambiente?

Il d.d.l. era stato anche protagonista di un’interpellanza parlamentare urgente firmata dai deputati Guido Peluffo (Partito democratico) e altri che paventava problemi ambientali, perché “non viene previsto alcun obbligo a carico dei proprietari degli impianti volto a verificare e certificare che non ci siano dispersioni nel terreno di prodotti petroliferi atti ad inquinare le falde acquifere, né per i proprietari di impianti destinati alla chiusura di bonificare il sito, ma semplicemente di ‘inertizzare’ i serbatoi, senza alcuna garanzia ambientale”.

Sulla questione aveva risposto Paola Frassinetti, sottosegretaria di Stato al Mimit, che provava a rassicurare gli interroganti sostenendo che “la proposta normativa mira alla definizione delle modalità di dismissione degli impianti, da effettuarsi mediante la sua messa in sicurezza e l’isolamento delle matrici nel sito interessato, con la rimozione delle infrastrutture fuori terra non funzionali alla nuova stazione di ricarica di veicoli elettrici, la rimozione dei fondami e degli eventuali prodotti residui presenti nei serbatoi afferenti all’impianto, nonché la inertizzazione dei serbatoi interrati dei carburanti dismessi e delle relative condotte”.

Peluffo aveva però replicato insoddisfatto: “Ho visto con una nota quasi umoristica che viene definita ‘bonifica light’ quella che prima ho richiamato, cioè l’inertizzazione”.

“Ricordiamo che si tratta in buona sostanza, anziché fare la bonifica e restituire quell’impianto ad altro utilizzo, di gettare nei serbatoi interrati un po’ di sabbia e brecciolino. Questa è l’inertizzazione. Quindi non sappiamo che cosa rimane lì, non può più essere utilizzato ed è evidente anche in termini di danno ambientale”.