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Così diciamo addio alle fabbriche di batterie europee
Volvo vuole acquistare quote di Northvolt per far uscire l'azienda dalla crisi. Potrebbe sfruttare la proprietà cinese di Geely

Francesco Barontini 
Di: Francesco Barontini
31 ott 2024 alle 17:00
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Il futuro dice che la mobilità sarà elettrica e solo elettrica (o quasi). Ma il presente dice che per arrivare a quell’obiettivo, fissato dall’Europa al 2035, la strada è lunga e in salita. Tralasciando i commenti sulle vendite, che stentano, oggi arriva la notizia che la svedese Northvolt potrebbe essere acquistata da Volvo.
Tradotto: il più grande produttore di batterie europeo passerebbe in mano a una società cinese. Perché Volvo è di Geely e se l’operazione andrà in porto, oltre a Volvo, sarà proprio Geely a trarre beneficio. Anche perché la Casa ha detto che rileverà le quote solo se troverà un partner per portare avanti i piani della Gigafactory e questo partner potrebbe effettivamente trovarlo chiedendo al gruppo che la possiede.
Chi è Northvolt
Northvolt è stata fondata nel 2015 da due ex dirigenti Tesla. Si è presentata con la volontà di diventare il più grande produttore di batterie in Europa e, oltretutto, di produrre batterie con tecniche a basso impatto ambientale. Anzi, con l’ambizione di produrre le batterie più ecologiche al mondo.
Il progetto ha ricevuto grande sostegno da parte delle Istituzioni europee, che avevano visto nell’azienda svedese un modo per diminuire la dipendenza dalla Cina e dare forma e struttura a un comparto europeo sugli accumulatori.

La batteria agli ioni di sodio di Northvolt
Alle Istituzioni hanno fatto eco alcuni gruppi europei come Volkswagen, BMW e la stessa Volvo, che con Northvolt ha avuto un rapporto privilegiato che ha portato alla creazione di una joint venture chiamata NOVO. È così che, a fine 2021, Northvolt mostra al mondo la prima cella prodotta nel suo stabilimento a Skelleftea.
L’espansione oltreoceano
Da una parte enti pubblici e privati europei stanziavano miliardi di dollari per far crescere la società, dall’altra la società guardava pure altrove per costruire Gigafactory anche in Nord America (nel 2023 il Canada stanzia quasi 1 miliardo di euro per agevolare la costruzione).
Intanto, in quel periodo, l’azienda annuncia la volontà di creare un secondo impianto per la produzione di materiale catodico. A gennaio di quest’anno le cose continuavano ad andar bene, o almeno così sembrava, visto che l’Europa aveva stanziato ulteriori fondi a sostegno dell’azienda. Northvolt ha 5.000 dipendenti, vuole espandersi in Germania e afferma di aver ricevuto ordini da BMW, Volkswagen, Volvo, Scania e altri per addirittura 50,5 miliardi di euro. Poi le cose sono cambiate bruscamente.

Celle cilindriche Northvolt
La crisi
Ad agosto è arrivata la prima notizia allarmante. Northvolt rallenta i piani di espansione per tenere i conti in ordine. Alcuni pensano che si tratti di un semplice modo per adattarsi alle mutate condizioni del mercato. Altri iniziano a sentire puzza di bruciato. E indovinano. Northvolt è in rosso per 1 miliardo di euro, chiude il centro di ricerca e sviluppo in California (lasciando tutti a casa) e conferma di essere in ritardo sulla tabella di marcia. Tanto in ritardo che BMW annulla un ordine da 2 miliardi di euro perché le celle non arrivano.
A settembre Northvolt intraprende altre azioni per contrastare la crisi. Annuncia 1.600 esuberi. Però i vertici aziendali cercano il colpo di coda: vogliono alzare i volumi produttivi per tenere buoni i clienti e dare fiducia ai mercati. Ma la mossa non sembra avere gli effetti sperati. Almeno stando alle ultime voci.
Davvero Volvo riuscirà ad acquisire le quote? E a chi chiederà di intervenire in aiuto? L'Unione europea lascerà che la Cina metta (anche solo indirettamente) le mani su una realtà che fino a poco tempo fa era il soggetto trainante di un settore strategico come quello della produzione delle batterie? Attendiamo sviluppi.
A proposito di Northvolt
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