Vai al contenuto principale

Dalle stelle ai tagli: l’industria EV europea vacilla

Convertiti o addirittura costruiti per la produzione di elettriche (e batterie), molti stabilimenti europei sono in stallo. Ecco perché

Audi Q8 e-tron, parte la produzione a Bruxelles

Dall’impianto sostenibile di Audi a Bruxelles alla storica fabbrica Ford di Colonia, molti stabilimenti europei dedicati all’auto elettrica si trovano oggi in difficoltà. Alcuni sono fermi, altri hanno subito tagli, e in diversi casi si parla apertamente di chiusura. E tutto questo spesso accade poco dopo l’avvio delle attività o il completamento di costosi interventi di riconversione.

Le cause sono diverse, ma una delle principali è l’andamento delle vendite, nettamente inferiore alle previsioni. A complicare ulteriormente il quadro, c’è la crescente pressione dei costruttori cinesi, che stanno mettendo a nudo le debolezze strutturali dell’industria europea, in particolare sul fronte dei costi e della flessibilità produttiva. I dazi, pensati per frenare questa avanzata, rischiano in realtà di colpire più i marchi europei che i rivali asiatici, aggravando la crisi.

In questo scenario, prende forma una mappa sempre più complessa di stabilimenti – non solo di auto elettriche ma anche di batterie – che stanno attraversando una fase critica. Un segnale d’allarme per l’industria continentale, chiamata ora a ripensare strategie, investimenti e priorità per non perdere terreno nella corsa globale alla mobilità elettrica.

Audi Bruxelles (Belgio)

Rilanciata nel tardo 2022 dopo un investimento che l'ha resa una delle prime al mondo 100% carbon neutral, la storica fabbrica belga diventata Casa della Audi Q8 e‑tron si è scontrata con un brusco calo della domanda di modelli premium elettrici. Dopo una lunga fase di trattative, che includeva la ricerca di possibili acquirenti per l'impianto stesso o per la forza lavoro, circa 3.000 addetti, lo scorso febbraio è stato ufficialmente chiuso.

BMW Oxford (Regno Unito)

Uno dei celebri impianti produttivi del marchio MINI, quello di Cowley, nel comprensorio di Oxford, doveva essere rinnovato e adattato all'assemblaggio di modelli elettrici con un investimento di ben 600 milioni di sterline. BMW ha però sospeso tutto per la riduzione delle vendite generali e per gli oneri extra che l'Europa ha posto alle auto prodotte in Cina come le MINI hatchback e la Aceman.

Fotogallery: Lo stabilimento Ford di Colonia, oggi Electric Vehicle Center

Ford Colonia (Germania)

Lo storico stabilimento che produceva in grandi volumi la Ford Fiesta è stato convertito e rilanciato nel maggio del 2024 con i SUV elettrici Explorer e Capri, realizzati sulla piattaforma MEB di Volkswagen. Tuttavia, già dicembre l'attività è rallentata causa scarsa domanda e in queste ore, come riporta l'agenzia di stampa Reuters, la Casa ha confermato il piano che prevede il taglio di circa 2.900 dei 10.000 addetti della fabbrica, secondo un piano che parte però dai licenziamenti volontari con incentivi per gli esodi anticipati. Sorte simile per Saarlouis, dove si produceva la Focus, fuori listino dal prossimo autunno senza rimpiazzo diretto.

Northvolt Skelleftea (Svezia)

Il piano che doveva portare alla creazione di un polo europeo per le batterie è naufragato a causa della scarsa competitività della filiera europea, che rende più modesti i margini di guadagno e più difficoltoso pareggiare gli importanti investimenti iniziali, oltre alla riduzione della domanda. A farne le spese una delle realtà più promettenti del panorama, la Northvolt, che dono una iniziale fasi di espansione con l'apertura di centri anche in America, nel giro di meno di un anno ha chiuso l'attività.

Northvolt

La fabbrica Northvolt di Skelleftea

foto: Northvolt

Ultimo ad abbassare le serrande, lo stabilimento svedese di Skelleftea, che produceva celle per batterie destinate anche a mezzi pesanti come Scania. La chiusura mette in crisi l'intera comunità della cittadina, che ha a sua volta investito per creare condizioni ideali e favorire l'occupazione. Non dissimile la sorte della fabbrica di Goteborg della Novo Energy, società di Northvolt, rilevata da Volvo Trucks alle prime avvisaglie di crisi ma anche questa colpita da una riduzione del già esiguo personale.

Fiat Scudo e gli altri "gemelli" nella fabbrica ex-Vauxhall di Luton, UK,
Foto di: Fiat Professional

Stellantis Luton (Regno Unito)

Anche la fabbrica britannica di Luton con i suoi 1.100 addetti, ha chiuso i battenti. Lo stabilimento ha sfornato per decenni modelli di origine Opel marchiati Vauxhall per il mercato interno, e sostenendo poi anche la produzione di furgoni elettrici della ex-Sevel, l'alleanza tra fiat e PSA assorbita poi da Stellantis, destinanti sempre al Regno Unito. Ora, questa attività è trasferita nell'impianto di Ellesmere Port, accompagnata da un investimento di 50 milioni di sterline.

Fotogallery: Fiat 500 elettrica: come nasce a Mirafiori

Stellantis Mirafiori (Italia)

Da punta di diamante della produzione Fiat a fabbrica-fantasma, Mirafiori ha visto negli anni ridursi la produzione, non soltanto di auto elettriche. Non è bastato accogliere le linee di montaggio Maserati e concentrarsi su modelli inizialmente promettenti come la 500e. La produzione è calata portando addirittura periodi di stop forzato, e ora attende di ripartire con la 500 ibrida, essendo stata destinata alla Polonia quella dei modelli del partner cinese Leapmotor.

Fotogallery: Lo stabilimento Volkswagen di Zwickau

Volkswagen Zwickau (Germania)

Volkswagen è stata la prima operare una massiccia conversione delle fabbriche, e quella tedesca di Zwickau è stata tra le prime a prepararsi per sfornare i primi modelli della nuova famiglia I.D., soprattutto ID.3 e ID.4. Qui, le vendite inferiori alle attese, e i costi maggiori rispetto alla concorrenza cinese,  hanno già dato origine a un piano per ridurre addirittura del 50% la produzione, salvando però i posti di lavoro fino al 2030.

Fotogallery: La fabbrica Audi di Bruxelles