Il botta e risposta a distanza tra i due colossi riassume le diverse sfaccettature della transizione in atto: ecco com'è andata

Niente più motori termici per Audi. Lo dice direttamente Markus Duesmann, Ceo della Casa dei Quattro Anelli, che in un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung conferma l’intenzione di arrivare ad avere un brand esclusivamente elettrico (o quasi) entro il 2030. Colpa anche dei limiti troppo stringenti imposti dall'Euro 7.

Interessante che nelle stesse ore Toyota abbia fatto trapelare il contenuto di un intervento che uno dei top manager della Casa nipponica terrà giovedì di fronte al Senato degli Stati Uniti in cui si dà seguito al Akiro Toyoda pensiero di qualche tempo fa e si mette in guardia l’industria automotive sul fatto che la transizione energetica costringerà tutti a superare sfide davvero provanti. Ma andiamo con ordine.

Audi e il progetto Artemis

Audi fa parte del gruppo Volkswagen. È normale quindi che segua una strategia di progressivo addio ai motori endotermici. Duesmann ha detto che nuove famiglie di propulsori a gasolio o a benzina non saranno sviluppate. Si punterà sull’elettrico puro. Magari un elettrico di nuova concezione, come quello allo studio con il progetto Artemis.

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E lo si farà da subito, contribuendo a far sì che il gruppo, dopo il recente Power Day in cui ha illustrato la strategia su batterie e ricarica, arrivi a vendere addirittura 1 milione di elettriche già entro il 2021 (alzando ulteriormente l'asticella), come annunciato alla conferenza annuale di presentazione dei risultati finanziari.

Il fatto è che anche Mercedes lo ha annunciato una settimana fa. Lo ha fatto per bocca di Markus Schafer, a capo del dipartimento di Ricerca e Sviluppo, che ha messo la parola fine alla progettazione di nuovi motori a combustione interna. Tanti sono quindi pronti a sposare il prima possibile l'elettrico puro. Ma Toyota vuole avere un approccio diverso.

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I dubbi d’Oriente

Robert Wimmer, direttore della divisione Energia e Ricerca ambientale di Toyota North America, infatti, si recherà il 18 marzo davanti alla commissione Energia e Risorse Naturali del Senato degli Stati Uniti per parlare proprio di mobilità del futuro.

Di fronte a tanto entusiasmo mostrato dalle Case concorrenti, Wimmer sembra intenzionato a riportare l’industria alla realtà spiegando come la voglia di accelerare la diffusione delle auto elettriche costringerà i costruttori a sostenere enormi sforzi. Forte del fatto che solo il 2% delle auto vendute negli Usa è elettrico, spiegherà come mai si debba intendere la transizione come un processo di medio-lungo periodo.

Un modo elegante per riprendere le parole del boss della Casa, Akiro Toyoda, che lo scorso dicembre taglio corto con un: “Le auto elettriche sono sopravvalutate”. Ma l'approccio del colosso giapponese è molto più articolato in realtà. Perché se da una parte la Casa dei Tre Ellissi vuole frenare l’entusiasmo sulle zero emissioni, dall’altro tra batterie allo stato solido, nuova piattaforma e modelli in arrivo, dà l’impressione di correre esattamente come gli altri, se non di più. E poi c'è anche il capitolo idrogeno.