Come sono fatte le celle a sacchetto delle batterie agli ioni di litio
Compatte e con una struttura flessibile, hanno densità record ma problemi di durata. Però, con lo stato solido, sembrano imbattibili
Le batterie agli ioni di litio per auto elettriche, generalmente, utilizzano celle cilindriche. Negli ultimi tempi si stanno facendo strada anche forme diverse e si iniziano a vedere anche celle prismatiche e celle a sacchetto o, per usare un inglesismo, pouch.
Le celle a sacchetto hanno una forma appiattita (da qui il nome) e sono flessibili. Sono nate nel 1995 grazie alla statunitense Li-Polymer, che sorprese il mondo con un prodotto dalla forma completamente inedita. Sono state inventate per essere utilizzate nell’elettronica di consumo ma ora si usano anche per i sistemi di stoccaggio e per i veicoli elettrici. Vediamo come sono fatte.
Una “classica” cella agli ioni di litio
Le celle a sacchetto, come tutte le batterie agli ioni di litio, presentano un anodo, un catodo, un separatore e un elettrolita. L’anodo e il catodo, rispettivamente elettrodo negativo e positivo, sono rivestiti con materiale conduttivo. Il separatore è inserito in mezzo a essi per impedirne in contatto mentre l’elettrolita è il mezzo all’interno del quale gli ioni si muovono da un polo all’altro durante i cicli di carica e scarica.
Le celle a sacchetto, al loro interno, presentano una serie di strati affiancati così ordinati: anodo-separatore-catodo. Questi strati sono poi sigillati a formare un’unità compatta che nella forma ricorda una busta o un sacchetto. Il polo negativo e il polo positivo sono collegabili esternamente attraverso due linguette che fuoriescono dalla busta stessa.
Tanti vantaggi in poco spazio (e peso)
Tra i vantaggi delle celle pouch c’è il fatto che sono poco ingombranti e che sono leggere. È per questo che il loro utilizzo primario è stato nell’elettronica di consumo. Il loro design flessibile, inoltre, consente ai progettisti maggiore libertà, poiché si adattano a forme irregolari. Le celle a sacchetto, poi, vantano una densità energetica maggiore rispetto ad altri tipi di celle. Si parla di valori anche superiori al 90%. Sono tutte caratteristiche che rendono queste celle attraenti per la nascente mobilità elettrica.
Come se non bastasse, sono anche meno costose da produrre, proprio perché i vari strati sono affiancati tra loro senza eccessive sovrapposizioni, come nelle celle prismatiche o senza complicati avvolgimenti in spire, come nelle celle cilindriche. Ma allora, perché non hanno preso il sopravvento?
Un problema di durata
Le celle a sacchetto, purtroppo, soffrono generalmente di una vita più breve rispetto alle celle cilindriche o prismatiche. Questo è dovuto proprio alla natura flessibile della loro struttura esterna, che è meno resistente alle deformazioni e agli stress meccanici a cui è sottoposta durante i cicli di carica e scarica. In particolare, se durante le fasi di carica e scarica le celle producono gas, questo porta a evidenti rigonfiamenti della cella che minano prestazioni e sicurezza della stessa. Inoltre, le celle a sacchetto sono particolarmente sensibili all’umidità e alle alte temperature.
Le celle a sacchetto, quindi, resistono in media tra i 500 e i 2.000 cicli prima di perdere in prestazioni in modo considerevole. Questo problema di durata, unito alle caratteristiche di compattezza e di economicità viste in precedenza, le rende particolarmente adatte all’uso su veicoli ibridi e ibridi plug-in e un po’ più complicate da usare sulle elettriche pure.
Ideali per lo stato solido
Le cose, però, stanno cambiando. Le celle a sacchetto stanno diventando sempre più grandi ed affidabili e molte delle aziende che lavorano sullo stato solido stanno utilizzando proprio questo formato.
Factorial, Solid Power o QuantumScape, hanno scelto celle a sacchetto a strati sovrapposti (si è arrivati anche a 24) per creare batterie di nuova generazione. Questo perché la presenza di elettrolita solido consente una migliore gestione delle temperature e evita la formazione di gas, aiutando a creare prodotti che a tutti i vantaggi tipici delle “pouch cells” garantiscono anche durate pari a celle cilindriche o prismatiche.
Fotogallery: Le batterie allo stato solido prodotte nello stabilimento Factorial
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