Diess è uscito allo scoperto con la Mission T, ma sullo sfondo c'è uno scenario molto più articolato, in cui Audi avrà un ruolo chiave

È un momento molto importante per Volkswagen. Non solo per il lancio ufficiale dei primi modelli della famiglia ID, con la ID.3 partita già molto bene in Europa, ma perché il gruppo tedesco sta allineando le tessere per mettere a punto una rivoluzione tutta improntata al futuro.

Da tempo Herbert Diess afferma che la più grande sfida per la Casa sarà quella di trasformarsi da costruttore di auto in un colosso dei servizi per la mobilità. Con l'elettrico al centro di tutto. A inizio settimana il CEO del gruppo ha presentato il suo piano al board e attende ora il via libera definitivo. Contestualmente si comincerà anche a ragionare sul suo rinnovo di contratto, in scadenza a inizio 2023.

Tesla nel mirino

Sarebbe sbagliato dire che Diess sia ossessionato da Tesla (che nel frattempo, come se niente fosse, ha aperto alla possibile fusione con altre Case auto). Piuttosto, è corretto affermare che il numero uno del gruppo guarda da vicino le mosse di Elon Musk per individuare quali potranno essere anche le sue prossime mosse. Ed è proprio dal confronto con la Casa di Palo Alto che potrebbe prendere le mosse la strategia dei prossimi anni.

Elon Musk e Herbert Diess

In un recente intervento su LinkedIn, infatti, Diess ha spiegato che per restare sulla breccia Volkswagen non deve "semplicemente" puntare sulle auto elettriche, ma si deve evolvere a livello più profondo. E ha parlato apertamente per la prima volta di una Mission T proprio per competere con Tesla.

Il ruolo chiave di Audi

L’idea di futuro di Diess parte da lontano. Già nel novembre del 2015 riunì 42 senior manager del gruppo per stabilire quali fossero i competitor più insidiosi e come lavorare per batterli, Tesla inclusa. Ad aprile 2020 ha dato seguito a quell’incontro ponendo al top management una domanda precisa: “Cosa dobbiamo fare nei prossimi 6 mesi per raggiungere Tesla nel 2024 in termini di tecnologia?”. Così è stata avviata ufficialmente la Mission T.

La risposta a quella domanda ha portato i vertici del gruppo a ritenere che per raggiungere Elon Musk e soci fosse necessario sviluppare una serie di auto elettriche super efficienti da parte di Audi, che anche per questo ha profondamente rivisto i programmi sportivi. Ma per arrivare a produrre quei modelli sarà necessaria una profonda riorganizzazione aziendale.

Audi e-tron GT: tra lavorazioni artigianali e tecnologia all'avanguardia

Stile startup

Per competere con Tesla, secondo quanto stabilito con la Mission T, si dovrà ripensare l’organizzazione del lavoro, l’interazione tra le varie divisioni aziendali e, anzi, la creazione di nuove unità da zero. Insomma, un benservito al vecchio modo di fare auto e un benvenuto alla sburocratizzazione dei processi e allo snellimento delle fasi decisionali.

È quello che in Audi si era già iniziato a fare con il progetto Artemis (nome che omaggia l’antico dio greco della caccia, tanto per rafforzare in concetto), fortemente voluto anche dal CEO della Casa dei Quattro Anelli Markus Duesmann, e che da iniziativa sperimentale potrebbe diventare la prassi.

Un ingegnere speciale

A capo del progetto Artemis è stato posto Alexander Hitzinger, ingegnere di 49 anni che ha sviluppato la Porsche 919 con la quale il team tedesco ha conquistato le vittorie a Le Mans nel 2015, 2016 e 2017 e che dopo una parentesi in Apple, dove è venuto a contatto con il modus operandi della Silicon Valley, ha fatto ritorno in Volkswagen.

Audi e-tron GT

“Il segreto – ha spiegato Hitzinger – sta nel vedere il veicolo come un sistema complesso da valutare nella sua interezza”. Così fa Tesla e così farà sempre di più Audi, che cercherà di integrare il software con il powertrain e la meccanica. “Il primo modello basato su questo approccio vedrà la luce nel 2024 e utilizzerà componenti provenienti dalle vetture realizzate sulla piattaforma PPE di Porsche (Taycan) e Audi (e-tron GT)”.

Carte in regola

Riuscirà Diess nel suo intento? Arndt Ellinghorst, analista di Bernstein, è convinto di sì: “Volkswagen ha alcuni dei più prestigiosi e affascinanti marchi a livello globale e ha la forza per progredire in innovazione e tecnologia più velocemente degli altri. Finora, però, ci sono state vischiosità a livello organizzativo”.

“È chiaro – conclude Ellinghorst – che una trasformazione di questa portata possa essere accompagnata da frizioni e momenti di conflitto. Non si sa se Diess resterà a lungo il CEO del gruppo o se sarà sostituito da qualcun altro. Ma chiunque siederà al posto di comando, avrà bisogno del pieno appoggio degli azionisti di maggioranza”.