La dipendenza dalle batterie è peggiore o no di quella dal petrolio?
Un nuovo studio di T&E prova a fare chiarezza su un punto chiave per lo sviluppo sostenibile della mobilità elettrica: ecco cosa emerge
Con un mix energetico sempre più orientato alle rinnovabili, resta un punto su cui la mobilità elettrica deve scrollarsi di dosso le perplessità sulla sua effettiva sostenibilità: la produzione delle batterie.
Un argomento complesso, in cui si intrecciano opportunità industriali - anche per l’Italia -, risvolti geopolitici e ambientali. E con le Case e l’Europa sempre più impegnate per reperire materie prime davvero pulite, in tutto, c’è una questione su cui tanti cercano chiarezza: la dipendenza dalle batterie sarà “peggiore” di quella dal petrolio? Una risposta arriva oggi dalla federazione di ong ambientaliste Transport & Environment.
Una nuova partita
Per fare un punto sul tema T&E ha messo a punto uno studio ad hoc, che potete trovare in forma integrale in fondo all’articolo. Cosa emerge? Che rispetto ai 17.000 litri di carburante bruciati in media da un’auto termica, la batteria di un’elettrica “consuma” in media 30 kg di materie prime, tenendo conto del processo di riciclo.
Un’evidenza del fatto secondo la federazione che l’attuale dipendenza dell’Europa dal petrolio superi di gran lunga il suo fabbisogno di materie prime necessarie per le batterie. “Questo divario è destinato ad aumentare ancora”, insiste T&E, “visto che i progressi tecnologici nel prossimo decennio ridurranno della metà la quantità di litio necessario per fabbricare una batteria EV”.
Lo stesso trend, oltretutto, si registrerà in base alle stime anche per il cobalto, il cui fabbisogno diminuirà di oltre tre quarti, e per il nichel (recente preoccupazione di Elon Musk) giù di circa un quinto.
Un grattacielo di petrolio
“Per quanto riguarda le materie prime non c’è assolutamente paragone”, rimarca il Policy Officer di T&E, Carlo Tritto, “nel suo ciclo di vita un’automobile alimentata a combustibili fossili brucia in media l’equivalente di una catasta di barili di petrolio alta come un grattacielo di 25 piani”.
Tenendo conto del riciclo dei materiali usati, aggiunge, “per le batterie andrebbero perduti soltanto 30 kg circa di metalli, più o meno le dimensioni di un pallone da calcio".
L'indipendenza Ue
Secondo l’analisi, inoltre, già nel 2021 l’Europa potrebbe produrre una quantità di batterie sufficiente per rifornire il proprio mercato di EV. Per il prossimo decennio sono invece in progettazione 22 Gigafactory per la produzione di celle, la cui capacità toccherà i 460 GWh nel 2025, abbastanza per equipaggiare 8 milioni di auto a batteria.
“Si tratta di una situazione ben diversa da quella che vede attualmente il parco automobili europeo dipendere quasi totalmente dalle importazioni di petrolio”, incalza Tritto, secondo cui “la migliore efficienza delle batterie e l’incremento del processo di riciclo permetteranno all’Ue di dipendere assai meno dalle importazioni di materie prime di quanto non avviene per il petrolio”.
E la CO2?
Il report, infine, torna a evidenziare che nel complesso i veicoli elettrici sarebbero migliori delle controparti termiche dal punto di vista dell’impatto sul clima, richiedendo nell’intero ciclo di vita il 58% di energia in meno rispetto a un’automobile a benzina.
In questo senso, lo studio conclude che anche in un Paese con un mix energetico con una forte componente di carbone, come la Polonia, un mezzo full electric emetterebbe il 22% di CO2 in meno rispetto a un’alternativa endotermica.
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